Serafino Luigi Kaszuba (1910-1977)
Alois Kasimir Kaszuba (Serafino Luigi in religione) nacque il 17 giugno 1910, a Lemberg-Zamarstynów in Polonia, ultimo di 4 figli. Il padre Carlo era un operaio e la madre casalinga.
Conobbe i frati cappuccini nella parrocchia del paese dove faceva il chierichetto. Molto intelligente, riuscì bene negli studi. Nel mese di agosto del 1928 vestì l'abito cappuccino nel convento di Sędziszów Małopolski e cambiò il nome in frate Serafino. Fece gli studi teologici in Cracovia. L'11 marzo 1933 venne ordinato sacerdote e si diede con ardore all'apostolato della predicazione e delle confessioni. Studiò successivamente nell'Università di Cracovia e si specializzò con una laurea in filosofia.
Scoppiata la seconda guerra mondiale, mentre si trovava a Lemberg, si diede da fare per supplire da sacerdote nelle parrocchie rimaste sguarnite, soprattutto nel territorio di Wolhynien, dove l'armata russa aveva fatto strage di clero. Nella festa di Natale del 1940 andò, con suo rischio e pericolo, a celebrare la messa nella parrocchia di Karasin rimasta senza parroco. Scoppiata la guerra tra Germania e Russia, nel mese di giugno 1941, i tedeschi entrarono nel territorio di Wolhynien. Karasin, dove stava padre Serafino, venne incendiata. Egli rimase in mezzo al suo popolo e raggiunse il villaggio di Bystrzyca, dove innalzò una cappella per la messa. Gli Ucraini, pochi mesi dopo, assalirono e distrussero anche questo villaggio; quindi, padre Serafino dovette fuggire a Dermanka, rimasta senza clero dal 1919, dove svolse il suo disinteressato servizio sacerdotale e aiutò molte famiglie polacche disperse anche nel territorio circostante. La chiesa, prima usata come una "casa-lager", venne ristrutturata e rimessa a nuovo e diventò centro di un apostolato fruttuoso. Era un lavoro rischioso.
Nel mese di giugno 1943 anche Dermanka venne rasa al suolo; quindi, padre Serafino fuggì a Horodnica dove fu di grande aiuto per molti profughi polacchi, sostenendoli e radicandoli nella fede. Costretto nuovamente alla fuga, nell'inverno del 1943 andò nel villaggio di Nowa Huta dove, per mancanza di medicine e di cibo, molti profughi furono colpiti dal tifo: padre Serafino li aiutò servendoli e visitandoli, proprio come anticamente avevano fatto quei cappuccini nei lazzaretti durante il flagello della peste.
Finita la guerra, si trasferì nella città di Równe, dove erano rimaste molte famiglie polacche, svolgendo il suo apostolato fra la gente con un'esplosione di iniziative religiose e sociali. Lì lavorò per dieci anni, finché l'11 aprile 1956 i comunisti gli proibirono di esercitare il suo ministero sacerdotale. Tutte le chiese vennero chiuse. Ma egli, ancora una volta, rimase con la gente. Divenne un apostolo itinerante, rischiando continuamente la morte, di paese in paese, nascostamente, sempre in viaggio. Perseverò così fino alla metà del 1963, tra Podolien, Wolhynien, Lituanen e fino a Dinaburg in Estonia e in Siberia. Cambiava continuamente mestiere: legatore di libri, venditore in una farmacia, caldarista in ospedale... era la Chiesa del silenzio. Conoscendo la situazione dei cattolici in Kazakhstan, verso l'autunno del 1963 andò a svolgere il suo apostolato nella città di Taincza e poté così nutrire nella fede numerose famiglie. Ma, il 6 marzo 1966, venne arrestato a Kustonaj. Liberato, poi, il 16 marzo raggiunse Arykte nel territorio di Celinograd e la sua venuta creò fra la gente una grande vivacità cristiana. La sua libertà, però, non durò a lungo. Due giorni prima di Natale del 1966, a Celinograd fu di nuovo arrestato e imprigionato, anche se non maltrattato a motivo della sua età e perché malato di tubercolosi.
Egli poté nascostamente celebrare in una casa, ma una donna che spiava conobbe e divulgò la sua identità di sacerdote. Così, poiché la gente lo desiderava, riesplose nuovamente il suo apostolato. Fuggì di nascosto, per servire le famiglie cattoliche nei vari villaggi. Nel 1967, dopo la morte dell'amata sorella, Serafino dopo tanti anni ritornò finalmente in Polonia, visitò i parenti e andò a mostrarsi ai superiori in Cracovia.
Nei primi mesi del 1967 la sua malattia divenne grave e fu portato in un sanatorio dove rimase a lungo. Avrebbe voluto ritornare tra la sua gente in Kazakhstan. Cosa fare? Il 13 giugno 1970 lasciò la Polonia e partì verso la desiderata destinazione. La polizia segreta era sempre vigilante e quindi egli, infaticabile, sempre rischiando, visitava segretamente i diversi villaggi; ma la sua tubercolosi lo costrinse ancora a fermarsi in un ospedale a Krasnoarmeysk. Lì, riconosciuto, nel 1975, dovette ancora fuggire.
Nel 1976 andò a Mosca, a Leningrado, sempre per contattare i suoi "fedeli" cattolici. Un continuo pellegrinare, incredibile, per amore dei fratelli. Nel 1977, saputo che un vecchio sacerdote a Taschkent si era unito alle idee del vescovo Marcel Lefevbre contro il Vaticano II, volle portarsi sul posto a difendere l'unità della Chiesa. Fu un viaggio di grande strapazzo, con un freddo terribile. La sua fibra stavolta non resse. Ospitato in una casa, il 19 settembre 1977, nella notte fu stroncato da un infarto: venne trovato seduto al tavolino con la testa appoggiata sul breviario. La notizia della sua morte si divulgò in un baleno. La sua tomba a Lemberg è meta di molti pellegrini. La curia diocesana di Cracovia ha aperto il Processo sulla vita e sulle virtù il 2 dicembre 1992.
Attualmente padre Serafino Luigi Kaszuba è Servo di Dio.
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]