Maria Consolata Betrone (1903-1946)
Pierina Betrone (in religione Maria Consolata) nacque il 6 aprile 1903 a Saluzzo in provincia di Cuneo, da Pietro Betrone e Giuseppina Nirino. Il padre era panettiere ed era rimasto vedovo con otto figli. Poi, dal nuovo matrimonio con Giuseppina, nacquero altre sei figliuole e Pierina fu la seconda della serie. I genitori gestivano locali pubblici: un forno, poi una trattoria e spesso dovevano cambiare zona.
Fin dai primi anni manifesta una particolare attrazione verso la vita religiosa. Iscritta tra le Figlie di Maria, a tredici anni sente un forte richiamo interiore. Quattordicenne manifesta ai genitori questa sua volontà, ottenendo però un rifiuto categorico: doveva aiutare la nuova rivendita di granaglia aperta a Torino. Resta delusa fino ad ammalarsi. Poi, ripresasi, si iscrive nell'Azione Cattolica, segue le bambine della parrocchia, sentendo l'attrattiva dell'apostolato missionario. A 21 anni rifiuta un'offerta di matrimonio e, aiutata da un direttore spirituale, nel 1929 entra nel monastero delle clarisse cappuccine della Beata Vergine del Suffragio in Torino.
Nel silenzio del monastero, svolgendo i diversi uffici, a turno portinaia e cuoca, segretaria e ciabattina, in mezzo a grandissime prove interiori, visse il suo incessante atto di amore espresso nella breve formula: "Gesù, Maria, vi amo, salvate anime", facendosi apostola della "via piccolissima" dell'amore: un invito alla semplicità evangelica per un rinnovamento spirituale dell'umanità, con netto influsso della spiritualità di santa Teresina del Bambin Gesù. Questa vivace spiritualità traspira nel diario e nelle relazioni spirituali che costituiscono la maggior parte della sua vita e del suo "Divino Messaggio al mondo", ripetutamente dato alle stampe in diverse lingue.
Nel 1939, Maria Consolata viene trasferita da Torino al nuovo monastero di Moriondo, dove ha inizio l'ultima dolorosa ascesa del suo calvario. Copre l'ufficio di cuciniera e di portinaia. Si offre in sacrificio per espiare il male della terribile guerra scoppiata in quel periodo. Una notte, nel dedicarsi all'assistenza di una consorella stroncata dalla tisi, rimane infettata. Il giorno dopo lavora ancora in cucina, ma poi cede. La sua tubercolosi polmonare è ormai letale. Nei sanatori di Lanzo Torinese e poi di San Luigi di Torino la febbre la divora. Il 18 luglio 1946, al suono dell'Ave Maria, rese la sua anima a Dio, col merito dell'obbedienza.
Il Processo diocesano venne introdotto ufficialmente il giorno 8 febbraio 1995. La fase diocesana del processo con il Nulla Osta si concluse positivamente il 23 aprile 1999; la documentazione è ora al vaglio della Congregazione per le Cause dei Santi.
Attualmente suor Maria Consolata Betrone è Serva di Dio.
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]