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Giuseppe Massone (1910-1998)

Giuseppe Massone, ultimo di quattro fratelli, era nato a Varazze il 3 settembre 1910, da Adelaide Massone e Francesco Massone. I suoi genitori, nativi di Uscio (provincia di Genova), anche se con lo stesso cognome, non avevano legami di parentela. In quella zona, ricca di cave di ardesia e pietre da costruzione, il cognome "Massone" aveva larga diffusione, traendo origine proprio dalla lavorazione della pietra o dalla proprietà delle cave.
All'inizio del 1900, Adelaide e Francesco si trasferirono a Varazze, dove aprirono un magazzino per la vendita di ardesia proveniente da cave di proprietà della famiglia.
La madre era di carattere severo e autoritario, mentre il padre era dolce e remissivo; entrambi educarono cristianamente i propri figli, alla luce di una fede viva e profonda che li animava ed univa. Luigia Zelinda era la figlia maggiore (1900-1985) e, poi, seguivano Albino (1903-1998) ed Elio (1906-1992). Giuseppe, invece, era il figlio minore, dalla personalità arguta ed autonoma.

Dopo le scuole inferiori, proseguì i suoi studi al Liceo Classico e, poi, decise di iscriversi all'università. Inizialmente, essendo appassionato di fisica, astronomia e materie scientifiche in genere, aveva deciso di iscriversi alla facoltà di ingegneria. Così, un giorno, mentre si trovava in attesa davanti agli sportelli della segreteria universitaria, parlando della sua scelta con amici e futuri compagni, questi di rimando gli dissero: "Perché non ti iscrivi a Medicina? Se non lo fai tu, chi altri potrebbe farlo?". Inizialmente, rimase un po' interdetto da questo coro d'affermazioni, non avendo mai pensato alla medicina; quindi, abbandonata la scelta iniziale, optò proprio per quest'ultima... Dopo anni, poi, ancora non si capacitava di aver preso una decisione così estemporanea - risultata poi così valida - che lo aveva portato a fare del bene a tanti e ad essere un medico di famiglia amato e stimato da tutti.

Durante il periodo degli studi, che lo avevano portato ad un distacco dal nucleo familiare e alla frequentazione di alcune amicizie degli ambienti universitari, si era allontanato sempre più dai principi religiosi della famiglia, fino a proclamare il suo convinto ateismo. Ma, con una modalità altrettanto repentina, avvenne la sua conversione. Aveva 24 anni, quando la sorella Zelinda, dopo anni di malattia invalidante (con difficoltà di respiro, cuore ingrossato e forte astenia) e cronicizzata, tornò completamente guarita dopo un pellegrinaggio a Lourdes.
Lui conosceva perfettamente le condizioni fisiche di Zelinda, avendo seguito personalmente l'evolversi della sua malattia e avendola visitata anche prima della partenza... ma, al suo ritorno, con un certo sconvolgimento interiore, non poté fare a meno di constatarne l'inequivocabile e perfetta guarigione.
Comunque, il miracolo non venne riconosciuto dall'apposita commissione esaminatrice, in quanto si riteneva fosse una malattia di origine nervosa. Però, da quel momento in poi, il vero miracolo fu la conversione di Giuseppe: le difficoltà, i problemi di salute (soffriva di una miopia fortissima che gli aveva procurato anche la caduta di una retina) e le amarezze, non scalfirono mai né la sua fede nella Verità, né la sua costante riconoscenza per la misericordia di Dio.
Questo incontro col mistero lo portò ad interrogarsi e a mettersi alla ricerca spirituale di Colui che è dietro alle parole di verità e di vita del Vangelo. Non di meno, con umiltà, aveva deciso di affidare il suo cammino di fede alla Vergine Maria che lo aveva chiamato in modo così singolare.

Uomo di grande cultura, di forte valenza democratica, fervente cattolico, durante la seconda guerra mondiale svolse l'attività di ufficiale medico volontario e dopo, insieme all'amico - ma avversario politico - dottor Berto Ghigliotto, fu membro fondatore del Comitato Liberazione Nazionale varazzino.
Nel primo dopoguerra, eletto Consigliere Provinciale, si prodigò per migliorare la viabilità e i trasporti pubblici nelle frazioni oltre che farvi installare le linee telefoniche, aiutato in questo dall'amico avvocato Carlo Russo. In seguito non accettò più cariche politiche per dedicarsi in pieno alla sua "missione" di medico. Per anni fu responsabile dell'Ente Comunale di Assistenza.
Fondò le sezioni varazzine dell'Associazione Medici Cattolici, dell'A.V.I.S. (per la quale brevettò un'apparecchiatura per l'emotrasfusione diretta, senza contatto tra donatore e ricevente), del consultorio familiare interno al Centro Italiano Femminile e ne fu anche presidente. Inoltre, diede origine alle sezioni varazzine dell'U.N.I.T.A.L.S.I., della Croce Rossa Italiana e dell'Associazione Volontari Ospedalieri, sempre aiutato da validi collaboratori.
Agli inizi del 1950 aiutò don Luigi Monza ad aprire in Varazze una sezione de "La Nostra Famiglia": un istituto per la rieducazione di bambini neurolesi e spastici, fondato dal sacerdote. All'interno dell'opera, Giuseppe diede il suo contributo come medico e come sostenitore, offrendo un prezioso aiuto alle Piccole Apostole della Carità nel loro impegnativo e pionieristico compito.
Per molti anni ricoprì la carica di Fiduciario Rappresentante e poi di Presidente di Sezione del "Gruppo Amici della Nostra Famiglia" che aveva lo scopo di tenere viva la memoria del fondatore e di affiancare l'attività delle Piccole Apostole della Carità nei confronti dei piccoli ospiti e delle loro famiglie.
Don Luigi Monza (proclamato Beato nel 2006) gli fu sempre riconoscente per l'aiuto ricevuto e, nel breve periodo che precedette la sua precoce scomparsa, fra i due si consolidò un rapporto di profonda e reciproca stima.

Da buon Varazzino, Giuseppe fu molto devoto a santa Caterina da Siena, amata patrona della città. Infatti, si ricorda il fatto storico avvenuto nell'ottobre del 1376 quando la Santa, fermatasi a Varazze per onorare i luoghi natii del beato Jacopo da Varazze, aveva trovato la città in preda alla peste. Quindi, prima di ripartire, ella pregò fervidamente la Santissima Trinità da cui ottenne la grazia della liberazione dalla grave pestilenza.
Da allora, ogni anno, i cittadini ricordano la grazia ricevuta con una processione votiva alla Chiesa della Santissima Trinità, costruita su invito di santa Caterina e nel posto da lei indicato. Nel tempo, per meglio esprimere la propria riconoscenza, la popolazione aveva inserito nella processione gruppi di bambini in costume. Durante il percorso, a richiesta del pubblico radunato ai lati della strada, questi rievocavano, con piccole sceneggiature, alcuni episodi della vita della Santa.

Nel 1954, per consentire alla Processione votiva uno svolgimento più raccolto e spirituale, il Gruppo di Azione Cattolica della Parrocchia di Sant'Ambrogio (del quale faceva parte anche il dottor Giuseppe), dietro suggerimento di monsignor Giovanni Battista Parodi, Vescovo di Savona, e in accordo con i Parroci e le Confraternite, decise di sostituire i Gruppi dei bambini in costume con un Corteo Storico pomeridiano ed una Sacra Rappresentazione sulla vita della Santa. Lo scopo era quello di far conoscere meglio la grande figura di santa Caterina e mantenerne viva la memoria. Si istituì un apposito comitato di cui fu presidente l'indimenticabile ingegnere Carlo Nocelli e membri di diritto i vari presidenti dei Gruppi di Azione Cattolica, fra cui il dottor Giuseppe, presidente del Movimento Laureati Cattolici, oltre ad altri membri con specifiche competenze.

L'impegno di Giuseppe - insieme a quello di altri validi collaboratori - fu molto determinante nella creazione delle Sacre Rappresentazioni Cateriniane, per le quali egli scrisse anche alcuni testi. Questi erano severamente attinenti alla vita di santa Caterina o scrupolosamente tratti dalle sue lettere: ne era garanzia la supervisione sugli scritti effettuata da monsignor Mario Ismaele Castellano, Arcivescovo di Siena. Il Corteo Storico su santa Caterina da Siena, che ancora oggi è un'importante e caratteristica manifestazione religiosa-culturale della città, nacque come conseguenza delle Sacre Rappresentazioni.

Nella metà degli anni '60, poi, curò la formazione di un comitato affinché una statua di santa Caterina venisse posta all'imboccatura del nuovo porto di Varazze, come simbolo di pace e protezione per la città. Il Comitato vantava tra i suoi membri il Sindaco di Varazze, il Parroco di Sant'Ambrogio, il Priore dei padri Domenicani, varie Associazioni varazzine e molti altri che nell'insieme rappresentavano l'intera città. Le parole incise sulla lapide ai piedi della Santa erano state pensate da lui stesso: "A santa Caterina da Siena, intrepido apostolo di concordia, approdo di pace in Cristo, Varazze, immutata nella riconoscenza, il suo porto affida".

Nel 1970, a seguito della proclamazione di santa Caterina come Dottore della Chiesa, l'arcivescovo di Siena Mario Ismaele Castellano aveva fondato l'Associazione Ecumenica dei Caterinati (divenuta poi Associazione Internazionale dei Caterinati) e, due anni dopo, Giuseppe diede origine in Varazze al gruppo locale dell'Associazione, di cui fu per molti anni presidente.
Nel 1993, monsignor Castellano lo proclamerà Caterinato d'Onore e gli consegnerà personalmente l'attestato, portandoglielo a Varazze. Il dottor Massone nutriva un particolare legame con la frazione delle Faje, dove trascorreva le sue ferie senza per altro essere mai "in vacanza".
A questo paesino dedicò tempo ed energie, sia sul fronte civile che su quello ecclesiale, fino ad esserne chiamato, per un breve periodo, ad assumere la cura amministrativa della piccola comunità parrocchiale.
Tra il 1960 e il 1970, in stretta collaborazione con alcuni fidati e validi paesani che prestarono la loro opera, creò un comitato per rifare totalmente la chiesa parrocchiale sfruttandone al meglio gli spazi e creandone anzi di nuovi, liberando la chiesa dal vincolo di una scala interna che la collegava ad un appartamento di privati. Trovò chi offrì il rifacimento del pavimento, chi costruì il confessionale, chi comprò l'orologio e chi lavorò per il tetto.

Si deve al suo interessamento la progettazione della strada che tuttora collega le Faje alla località Pratorotondo, sul monte Beigua, e che attraversa campi e pascoli, rendendone più agevole il loro raggiungimento.
Sostenne l'attività di quei parrocchiani di buona volontà, che cercavano di dare ai giovani ed agli anziani della frazione spazi ricreativi legati alla loro parrocchia. Per questo scopo convinse il fratello, proprietario di un campo sito accanto alla chiesa, a venderlo a prezzo ridotto.
Il terreno fu vincolato alla chiesa stessa e venne destinato allo svago dei ragazzi e alle sagre paesane; collaborò, inoltre, alla fondazione dell'associazione "Pria Faja", che tuttora esiste ed agisce per il bene del paese (l'affetto e la riconoscenza degli abitanti delle Faje verso Giuseppe sono rimaste inalterate nel tempo tanto che, nei primi anni 2000, avanzarono domanda al Comune per intitolare la piazza della chiesa a suo nome).

Nell'ambito lavorativo egli svolse la professione di pediatra e l'incarico di medico condotto. I suoi pazienti trovavano in lui non solo un capace medico ma anche un confidente ed un fidato consigliere. In caso di necessità lui accorreva ad ogni ora del giorno e della notte, spesso senza farsi pagare, regalando talvolta i medicinali e, all'occorrenza, aiutando economicamente. Per tutti aveva sempre parole di conforto. Nella memoria dei Varazzini sono ancora presenti le lunghe file di pazienti e di bisognosi in attesa, nell'anticamera del suo studio.
Per anni fu responsabile sanitario dei frati seminaristi Carmelitani al convento del Deserto di Varazze, ma la sua opera andava ben oltre le prestazioni professionali tanto che, in molti sacerdoti di oggi, è rimasto vivo il ricordo di lui e dei suoi insegnamenti di quegli anni. Nel 1954, in riconoscenza per la sua opera professionale ed educativa, svolta con tanta generosa dedizione presso i collegi carmelitani di Arenzano e del Deserto, l'allora padre provinciale Anastasio del Rosario (futuro cardinal Anastasio Alberto Ballestrero), gli concesse l'aggregazione spirituale all'Ordine dei carmelitani scalzi.

Fu anche responsabile sanitario della colonia estiva appartenente all'Ordine dei frati minori francescani cappuccini, con sede nel loro convento di Varazze e che ospitava bambini provenienti da Domodossola.
Nel 1960, con voto di castità, povertà ed obbedienza, entrò a far parte del Terzo Ordine francescano secolare. Nel 1997, la fraternità di quest'Ordine lo proclamò Ministro onorario e benemerito.

Per molti anni diede grande aiuto e sostegno alla Comunità d'Accoglienza delle suore del Buon Pastore che tuttora opera per il recupero di ragazze ex drogate, ospitandole con i loro figli; di lui hanno scritto: "... sapeva aiutare le nostre ragazze a riscoprire il senso profondo della loro esistenza. Il suo modo di essere medico era la conseguenza di una precisa scelta di vita che sapeva conciliare la sua spiritualità con una operatività che metteva completamente a servizio del prossimo, soprattutto di quello che ha più bisogno di amare e di essere amato nel modo giusto, senza interessi e senza mistificazioni...".
Giuseppe Massone, testimone coerente di fede cristiana in ogni sua attività sia professionale che sociale, fu un profondo studioso della Sacra Sindone e di santa Caterina da Siena, oltre che un attento partecipe alla vita della Chiesa. Ne sono prova sicura sia la carità silenziosa e autentica, praticata verso ogni bisognoso con cui veniva in contatto, sia il suo legame a diversi ordini religiosi: Cappuccini, Carmelitani, Salesiani (di cui era ex allievo e cooperatore) e Domenicani (coi quali aveva uno stretto rapporto come medico e come studioso di santa Caterina e del beato Jacopo). Riguardo a quest'ultimo, nel 1970, fondò il "Centro Studi Beato Jacopo" attraverso il quale fu creato il comitato promotore della traslazione delle spoglie del Beato da Genova a Varazze. Pochi anni più tardi diede vita ad un comitato speciale per la ristrutturazione della Cappelletta del Beato Jacopo sita in località Montadeù, a Casanova, trovando, come sempre, validi collaboratori.

In qualità di studioso della Sacra Sindone, scrisse un'interessante perizia di carattere medico sulle tracce sindoniche, dimostrando minuziosamente la loro completa corrispondenza con le sevizie inferte a Gesù durante la sua passione, così come riportate nei Vangeli. Realizzò, inoltre, uno studio molto approfondito sul volto sindonico, con particolare riferimento alla sua perfetta e singolare simmetria.

Come medico e come cristiano fu un tenace difensore della vita e in quest'ambito si impegnò in studi approfonditi sulla paternità e maternità responsabile. A scopo educativo, istituì corsi di formazione per coppie di giovani sposi, con stesura di dispense informative e coinvolgimento di medici locali.
Ancora oggi, a 10 anni dalla sua morte, sono molte le persone (laici e consacrati) che desiderano espressamente testimoniare il ricordo del bene materiale e spirituale ricevuto.

L'associazione A.V.I.S. volle sigillare nel tempo la sua riconoscenza, apponendo sulla sua tomba una targa con questa scritta: "Ci hai insegnato ad amare per essere ciò che siamo. La tua gioia per la vita è la forza che oggi ci portiamo dentro". Quello che fino a qui è stato detto, è solo un breve e incompleto riassunto delle opere svolte dal dottor Giuseppe Massone, ma molto e molto ancora si potrebbe dire sull'attività silenziosa e costante che svolgeva nel quotidiano e sull'aiuto in denaro e preghiere offerto ai missionari dei vari ordini: Salesiani operanti in India, Cina e Africa, ma anche Francescani, Carmelitani ed altri. Tutto questo suo operare fu sostenuto da una fede profonda e coraggiosa, costantemente alimentata e rinnovata dal frequente accostarsi ai sacramenti e dalla preghiera quotidiana, sia comunitaria (la sua giornata iniziava con la Messa), sia familiare (la recita dell'Angelus, il rosario serale e la preghiera prima dei pasti) che personale, nella quale non mancava mai la lettura meditata delle sacre scritture.

Il suo continuo "educarsi", correggersi, informarsi, studiare, anche a livello professionale, lo accompagnarono per tutta la vita, mantenendo la sua mente lucida ed attiva fino alla fine.
Proprio negli ultimi anni, dal 1996 al 1998, con grande impegno cercò di far partire un progetto nel quale credeva moltissimo e che rispecchiava il suo alto ideale politico, vale a dire il "Coordinamento dei cattolici nella politica e nel sociale", basato su una "coscienza oggettiva", legata ai principi cristiani, che sapesse innalzarsi e prevalere sulle scelte politiche personali. Un progetto con un obiettivo evidentemente troppo elevato - che, con suo rammarico, non ebbe grandi sviluppi -, ma per il quale lui si prodigò fino al termine della sua vita. Una vita vissuta pienamente fino all'ultimo e amata, come dono di Dio, in ogni sua espressione.

Morì il 12 novembre 1998 e Don Natale Ramognini, che lo aveva seguito spiritualmente nella sua malattia, durante l'omelia funebre, riportò con commozione il desiderio da lui espresso prima di ricevere l'ultima comunione: "Cupio dissolvi ed esse cum Cristo!"(1). Così, le parole di san Paolo diventavano per lui compendio di tutta una vita.

Nel 2003 il Comune di Varazze intitolava una piazza a suo nome, ricordandolo solennemente.
Nel 2006, nominandolo "laico cristiano esemplare del 1900", come tale la Diocesi di Savona-Noli lo presentava al Convegno Ecclesiale di Verona tenutosi in ottobre. Nel mese di novembre, l'Amministrazione Comunale e le parrocchie dedicavano una settimana d'incontri a suo ricordo, con la presentazione finale del libro "Giuseppe Massone - Laico Cristiano Esemplare del '900" e la Messa presieduta dal vescovo Domenico Calcagno.
Nel 2007, in occasione della visita "ad limina" dei vescovi liguri in Vaticano, monsignor Domenico Calcagno consegnava una copia della biografia a papa Benedetto XVI.
Nel 2009 la zona pastorale di Varazze si preparava alla Pasqua, meditando sulla passione di Cristo, attraverso la lettura dello studio medico-legale sulla Sacra Sindone del dottor Massone; Enzo Melillo, autore e giornalista della Rai, nel suo libro "Voci e Volti di Liguria", gli dedicava un capitolo. Infine, il 29 novembre dello stesso anno, i suoi, resti venivano traslati nella Cappella cimiteriale dei frati minori francescani Cappuccini di Varazze. Per l'occasione, nell'Aula consiliare del Comune, svolgendosi un incontro in suo ricordo, veniva presentato il libro "Giuseppe Massone - La carità di un medico".
Il 27 novembre del 2010, in occasione delle celebrazioni per il centenario (1910-2010) della nascita, sono state intitolate a suo nome le Scuole Elementari di Via Giovanni Battista Camogli.

Ogni anno intorno al 12 novembre, data della sua morte, nelle principali chiese della città, vengono celebrate delle Messe in suo ricordo.
Non molto tempo fa, con lettera scritta al vescovo di Savona Vittorio Lupi, i rappresentanti delle varie Associazioni di Varazze hanno chiesto l'inizio della causa per la sua beatificazione.

Attualmente Giuseppe Massone è Servo di Dio.
Padre Florio Tessari, postulatore dei frati Cappuccini, raccoglie notizie su eventuali grazie ottenute (tel. 06.4620121).


[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]

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Scritti

  • Giuseppe Massone laico, cristiano esemplare del '900.
  • Spunti di meditazione sulle sette "parole" di Gesù in Croce.
  • "Via Crucis" meditata sulle impronte sindoniche delle sevizie sofferte da Gesù durante la sua "passione".

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