Giuseppe Maria da Palermo (1864-1886)
Vincenzo Diliberto (in religione Giuseppe Maria) nacque il 1° febbraio 1864 a Palermo da famiglia benestante. Il padre Nicolò Diliberto era ispettore del genio civile, la madre Rosa era casalinga.
Purtroppo, nell'aprile del 1875, quando Vincenzo era undicenne, la madre morì; lei era l'unica che riusciva a comprenderlo. Così, dopo la sua scomparsa, il ragazzo sembrò divenuto senza freno. Dimostrava un'estrema vivacità di carattere che lo portava all'insubordinazione, a tentare avventure anche con pericolo della vita. Il padre lo castigava ma senza ottenere risultati. Gradatamente dai giochi della fanciullezza passò a quelli della gioventù, spesso dannosi anche allo spirito. In famiglia dimorava il meno possibile, gridava e si infuriava per un nonnulla, ingiuriava le sorelle, attaccava brighe con i fratelli ed era facile a mancar di rispetto alla matrigna. Fuori casa la situazione era anche peggiore: nessuno dei compagni doveva imporsi a lui, egli doveva manifestare la sua superiorità su tutti ed era facile a venire alle mani.
Quindi, rinchiuso in un istituto a Randazzo, fu dimesso per indisciplina nel 1877. Eguale condotta tenne sulle prime al convitto San Rocco di Palermo, istituto retto dai preti secolari. In queste circostanze non riuscì mai a trovare l'affetto che cercava, nemmeno a casa dov'era entrata la matrigna e pure dal compagno su cui sperava di più che si fece beffa della sua benevolenza e amicizia. Vincenzo, profondamente amareggiato, pianse di nascosto. Dio vide quel pianto e lui stesso pensò ad asciugarlo, incaricandosi di trovargli un vero amico. Un giorno, un convittore che si chiamava Antonio Piraino disegnò un bel volto di Gesù che poi fu pubblicamente esposto. Però, qualche giorno dopo, fu trovato sfregiato dalla lama di un coltello. I sospetti caddero sui più scapestrati e, poiché fu l'unico a non recarsi a vedere lo sfregio, in particolare su Vincenzo, anche se ufficialmente non gli fu rimproverato nulla... Ma, passato qualche tempo, uno dei compagni lo accusò apertamente e lui non ci pensò due volte a dargli un pugno che fece traballare l'accusatore e azzittire gli altri. Quel pugno, però, fece più male a chi l'aveva dato che a chi l'aveva ricevuto: Vincenzo chiese perdono all'accusatore e la sera stessa scrisse una lettera all'autore del quadro che, diventando così suo grande amico, in seguito lo aiuterà ad uscire dall'isolamento e a riavvicinarsi a Dio. Parlerà di questo cambiamento in una lettera inviata al padre, pieno di gratitudine a Dio che gli ha "illuminato la mente", facendogli "comprendere che solo nella religione può trovarsi conforto e diletto, e non nelle stolte passioni o nelle vanità del mondo".
Quindi, vinta la contrarietà dei genitori, il 5 maggio 1881 entrò nel seminario diocesano di Palermo; in seguito, però, dopo un ritiro spirituale, decise di farsi frate cappuccino e ricevette la vestizione religiosa il 14 febbraio 1885 nel convento di Sortino (Siracusa). Come novizio si distinse per l'esercizio delle più elette virtù, soprattutto per uno spirito eroico di penitenza. Verso la fine dell'anno di noviziato si ammalò di polmonite e, dopo aver pronunziato i voti, spirò santamente il 1° gennaio 1886. Dopo aver appreso la notizia della morte, il popolo di Sortino si recò sollecito alla chiesetta del convento per vedere le ultime spoglie mortali di frate Giuseppe Maria; tutti dicevano: "È morto un santo!". Per tre giorni il corpo rimase scoperto in chiesa, e nessuno notò segni di decomposizione o sentì di cattivi odori: anzi, si levava un forte profumo di zagara e il suo volto era ritornato roseo e lucido.
Fu sepolto nel cimitero di Sortino. Nel 1928 la Sacra Congregazione dei Riti concesse che le spoglie del servo di Dio fossero traslate nella chiesa dei cappuccini della stessa città. La causa di beatificazione fu introdotta nel 1890: il 12 gennaio 1921 fu pubblicato il decreto De validitate processuum. Presentata alla congregazione delle cause dei santi la Positio per il riconoscimento delle virtù eroiche, curata dal professor Don Mario Torcivia come collaboratore esterno al relatore della congregazione delle cause dei santi e docente di teologia spirituale all'Istituto San Paolo di Catania, fra Giuseppe Maria da Palermo potrà essere dichiarato Venerabile.
Attualmente è Servo di Dio.
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]