Gioacchino da Canicattì (1831-1905)
Gaetano La Lomia (Gioacchino in religione) nacque a Canicattì (Agrigento), il 3 marzo 1831, da Nicolò La Lomia Safonte ed Eleonora La Lomia Li Chiavi. Eleonora era figlia del Barone Agostino La Lomia, mentre Nicolò era figlio del fratello di Don Agostino: i due, quindi, erano cugini. Furono sposi esemplari: la loro casa era sempre aperta per i poveri e grande la loro devozione.
Vestì l'umile saio francescano il 4 novembre 1852, nel noviziato dei frati cappuccini di Agrigento, lasciando per sempre gli abiti eleganti e tutti gli agi che l'appartenenza ad una famiglia nobile e ricca potevano consentirgli, facendosi poverello come Francesco d'Assisi. Fu ordinato sacerdote il 2 giugno 1855.
Dopo nove anni di intenso apostolato e dopo quattro anni di preparazione a Roma, ebbe la pagella di Predicatore, anche se gli studi fatti non gli consentivano certo di affrontare argomentazioni squisitamente letterarie, scientifiche e filosofiche; ma, quella semplicità di vita, quel prodigarsi incessantemente nel bene e per il bene, era tutto ciò che possedeva e toccava davvero i cuori; così, l'"Ignorante fraticello Cappuccino" - come lui amava definirsi -, nel 1868 partì come missionario per il Brasile. Sua prima tappa fu Rio de Janeiro, dove venne subito nominato cappellano militare delle truppe brasiliane che combattevano contro il Paraguay, acquistandosi dovunque stima e venerazione. Terminata la guerra, lo troviamo negli anni 1870-1880 missionario fra gli Indios negli Stati di Minas Gerais e di Rio de Puaja, dove poté compiere un gran bene, predicando il Vangelo a quei fratelli privi di ogni aiuto spirituale. In particolare, nel villaggio sorto per la sua operosità e da lui chiamato dell'"Immacolata Concezione", divenne amico e maestro degli Indios che, con il suo lavoro apostolico, riuscì a riunire intorno a sé insegnandogli a lavorare la terra e a costruire case.
In 12 anni di intensa attività apostolica in zone impervie e inospitali, la sua salute ne risentì seriamente; quindi, fu richiamato in patria. Destinato al convento di Canicattì, ne portò a termine la costruzione. In Sicilia riprese la sua attività con assidua predicazione, corsi di esercizi spirituali e missioni popolari. Trascorse così gli ultimi 25 anni, vivendo nella più grande austerità, combattendo strenuamente i vizi e il malcostume. Morì santamente nel convento di Canicattì il 30 luglio 1905. Il pomeriggio del 1° agosto si svolsero i funerali. La mattina del 21 aprile 1912 un corteo di oltre quarantamila persone seguì le spoglie del Servo di Dio che dal cimitero tornarono, dove sono tutt'oggi, nella chiesa di Maria Santissima della Rocca.
La sua causa di beatificazione ebbe inizio nella Curia vescovile di Agrigento nel 1928. Il 14 novembre 1966 fu emesso il Decreto sugli scritti e quello di Validità sul Processo il 26 aprile 1985. Il 6 giugno 1994 fu consegnata la Positio super Virtutibus alla Congregazione. Dal 4 luglio 1995 al 29 giugno 1997, ad Agrigento, fu avviata l'Indagine diocesana su un presunto miracolo. Il 19 dicembre 1997 venne emanato il Decreto di Validità giuridica dell'Indagine e pubblicato il Decreto di Validità del Processo di una presunta guarigione miracolosa. Il 23 aprile 2002 venne pubblicato il Decreto sull'eroicità delle Virtù. Nel 2004 è stato stampato il Summarium e la Fattispecie Cronologica è stata consegnata ad un professore della Congregazione per una perizia previa; il giudizio è sospensivo per mancanza di documentazione.
Attualmente padre Gioacchino da Canicattì è Venerabile.
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]