Giacinto da Casale (1575-1627)
Padre Giacinto di Casale Monferrato si chiamava Federico Natta, dei conti di San Giorgio, nato a Casale Monferrato il 21 aprile 1575. Dopo aver frequentato le università di Pavia, Salamanca e Bologna, dove ottenne la licenza "in utroque iure", fu introdotto alla corte di Vincenzo di Gonzaga, duca di Mantova e di Monferrato. Nelle contraddizioni di una vita principesca maturò la sua vocazione e a vent'anni si ritirò nel noviziato cappuccino di Bassano (provincia di Venezia). Dopo gli studi teologici, fu promosso alla predicazione e ordinato sacerdote nel 1607. Il suo stile incisivo, unito ad una dura vita di penitenza fecero di lui uno dei predicatori più richiesti e popolari del suo tempo.
Dopo l'interdetto papale che colpì la repubblica di Venezia nel 1606, mentre egli vi predicava, venne bandito dal territorio con tutti gli altri cappuccini che si erano dichiarati fedeli al papa; si rifugiò a Monferrato dove, nel 1607, fondò la casa di ritiro di San Giuseppe e un monastero di cappuccine. Poco dopo fu inviato in Germania con san Lorenzo da Brindisi. Nel 1610 e 1611 predicò a Roma, Genova e Milano. Riformò monasteri e guadagnò alla fede e alla vita cristiana numerosi eretici e sviati, con grande soddisfazione del cardinale Federico Borromeo.
Nonostante i suoi continui impegni di predicazione e di diplomazia ecclesiastica, Giacinto da Casale compose numerose opere: un Trattato della povertà religiosa, Mantova 1622; Mirabili considerazioni per aborrire il peccato, accomodate per giorni della settimana, Napoli 1626; II censore cristiano, Brescia, 1626; Capitoli et ordinationi della pietosissima opera del Monte Congregatione et Archiconfraternita della Passione di Nostro Signore in servitio de' poveri agonizzanti. Per apprezzare l'influsso di Giacinto, bisognerebbe conoscere più direttamente la sua predicazione. Pochi i manoscritti superstiti, tra cui dei sermoni di quaresima, inediti, sulla Passione del Signore ed alcuni Avvisi importanti e necessari a diversi stati e gradi di persone, raccolti durante la predicazione a Brescia da un frate cappuccino e ivi pubblicati nel 1611; bisognerebbe anche spogliare la sua immensa corrispondenza e relazioni diplomatiche e umanistiche con i principi, i nunzi apostolici e coi letterati del tempo come Giovanni Giampoli († 1643) e Gaspare Scippio († 1649).
Giacinto da Casale esaltò la povertà, come fu praticata da san Francesco e dalle prime generazioni francescane. Ai suoi tempi i frati cappuccini erano spesso chiamati al capezzale dei morenti e da insigni personaggi che, come preparazione alla morte, desideravano rivestirsi con l'abito francescano. Ad essi Giacinto offrì un suo trattatello intitolato Preparazione alla buona morte.
Nel 1613, come teologo, accompagnò alla Dieta di Regensburg il cardinale Carlo Madruzzo e si oppose alla politica di compromesso con i protestanti. Celebri furono le sue predicazioni di Piacenza nel 1617, durante le quali organizzò le Quarantore e non solo: per ordine di Paolo V fece anche da arbitro e moderatore tra i duchi di Mantova e di Parma.
Nel mese di ottobre egli propose al papa d'istituire una lega di principi cristiani per la conquista dei luoghi santi e dell'impero ottomano. Il papa Gregorio XV nel 1621 lo inviò come suo ambasciatore in Germania, Boemia, Francia e Spagna. Egli ottenne che Massimiliano di Baviera, cattolico, soppiantasse come elettore calvinista Federico V. Nello stesso tempo si interessò alla riforma del clero. Nel 1624 il cardinale cappuccino Antonio Barberini, fratello di Urbano VIII, gli fece lasciare la politica e l'allontanò da Roma. Egli si ritirò a Frascati, poi a Napoli dove fondò una Compagnia degli agonizzanti. Fu anche a Parigi e a Roma per la scottante questione della Valtellina. Papa Urbano VIII volle che tornasse in Germania, dove le cose si erano complicate. Giunto a Genova, cadde gravemente ammalato. Portato a Casale Monferrato, morì il 17 gennaio 1627 a 52 anni, metà dei quali trascorsi tra i cappuccini e tutti spesi per gli altri: per riconciliare gli uomini con Dio e tra loro, mentre la logorante azione diplomatica da lui svolta lo colloca tra i più arditi "antesignani dell'Europa unita", nel segno della fede e della civiltà cristiana.
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]