Cecilio Maria Cortinovis da Costa Serina (1885-1984)
Pietro Antonio Cortinovis (in religione Cecilio Maria) nacque a Nespello, frazione di Costa Serina (Bergamo), il 7 novembre 1885, da Lorenzo Cortinovis e Angela Gherardi. Fu il settimo di nove figli, in una famiglia di contadini. Venne educato, con profondo influsso della madre, tra il duro lavoro nei campi e sulle montagne, con profondo spirito cristiano. A sei anni, prima di andare a scuola, il piccolo Antonio si recava in chiesa di buon mattino con la mamma. Sia la chiesa che la scuola erano lontane dalla casa dei Cortinovis e il ragazzo doveva percorrere un lungo tragitto fra i sentieri della montagna. Il 7 aprile 1896 ricevette la prima comunione e fu per lui un'esperienza che restò impressa per tutta la vita. Il suo grande amore all'Eucarestia divenne da allora il suo centro spirituale.
Nel duro lavoro nei boschi, nei prati e col bestiame trascorse i suoi primi 22 anni, coltivando nel cuore quella chiamata che sentiva sempre più forte a consacrarsi a Dio. Consigliato dal parroco, scelse di entrare nell'ordine dei frati minori francescani cappuccini. Il 21 aprile 1908 abbandonò la sua casa e la sua famiglia, raggiungendo Sovere. Il giorno dopo giunse al convento di Lovere dove, poi, il 29 luglio vestì l'abito cappuccino, prendendo il nome di frate Cecilio Maria. Scelse di essere fratello laico e non sacerdote. Il 2 agosto 1909 emise la sua professione religiosa. Il giorno dopo lasciò Lovere per trasferirsi ad Albino, dove doveva svolgere gli uffici di addetto alla sacrestia e al refettorio, aiuto portinaio ed infermiere. Fu un piccolo rodaggio. Cinque mesi dopo fu trasferito a Cremona con gli stessi uffici, dove rimase per altri tre mesi per poi passare il 29 aprile 1910 al convento di Milano Monforte - detto poi di Viale Piave -; lì, quasi tutta la vita, resterà fino al 19 ottobre 1982. Il suo primo compito fu quello di comunitiere, infermiere e aiuto sacrestano. Quest'ultimo ufficio gli permetteva di restare lungamente in chiesa a servire le messe e a tenere in ordine gli arredi sacri, con suo grande diletto. Il tabernacolo divenne, come egli scrive nel suo Diario, il suo vero libro.
Nell'aprile del 1914 fu colpito da una meningite che lo condusse alle soglie dell'altra vita. Qui ebbe un'esperienza spirituale profonda che gli fece sperimentare il giudizio benevolo di Dio nel momento dell'incontro finale e questo sarà per lui un ricordo vivissimo e ripetuto nel suo Diario. La sua guarigione si deve all'intercessione del beato Innocenzo da Berzo. Scoppiata la prima guerra mondiale, venne chiamato alle armi e il primo luglio 1916 arruolato nel V Reggimento Alpini a Tirano in provincia di Sondrio. Nelle lunghe marce ed esercitazioni il suo cuore non resse e venne rimandato a Milano dove, con sua grande gioia, poté emettere il 2 febbraio 1918 la professione solenne. Con la guerra crebbero i poveri e la porta del convento era per loro un punto di ritrovo. Egli suppliva spesso e volentieri il portinaio, svolgendo sempre il suo lavoro come aiuto sacrista alle dipendenze di un fratello che spesso era assai duro con lui. Qui affinò la sua umiltà.
In seguito, divenne sacrista titolare e dal 1921 svolse il compito di portinaio che disimpegnò fino al 1970. Il 5 luglio 1922, all'alba, mentre era nella sua cella, ebbe una esperienza mistica che segnò tutta la sua vita: in un breve istante percepì chiaramente le verità della fede e vide la posizione di tutte le anime davanti a Dio.
I superiori erano soddisfatti della sua presenza e del suo lavoro. Conobbe e influì su molte persone, come sull'industriale Marcello Candia che lasciò tutto per trasferirsi in Brasile a servire i lebbrosi e dicendo di aver imparato a servire i poveri alla scuola di fra Cecilio. In quegli anni, ricorrendo il VII centenario della morte di san Francesco, fra Cecilio Maria contribuì all'erezione del monumento a San Francesco a Milano, con la sua questua quotidiana di porta in porta e di palazzo in palazzo. La statua in bronzo, realizzata dallo scultore fiorentino Domenico Trentacoste, è ispirata al volto di fra Cecilio che per obbedienza fece da modello all'artista. L'opera venne inaugurata il 28 ottobre 1926.
Fra Cecilio desiderava diventare missionario, magari a servizio di Daniele da Samarate, il confratello sacerdote lebbroso. Ma la sua vita fu una grande missione nel cuore della città di Milano e, allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti colpirono il convento nel 1942 e 1943, rimase umilmente al suo posto: la sua carità ebbe modo di esprimersi a favore di tante famiglie povere e di due monasteri di suore di clausura, oltre che a collaborare a salvare i perseguitati e specialmente gli ebrei. Con vari stratagemmi difese il convento dalle perquisizioni dei tedeschi che, tra l'altro, sospettando dei frati, il 13 giugno 1944, arrestarono e deportarono nei campi di concentramento il confratello padre Giannantonio Agosti da Romallo il quale era confessore di lingue estere al Duomo. Era consultato anche dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster (proclamato Beato il 12 maggio 1996) che lo amava e lo ammirava. Per i poveri aveva alcune concessioni dal Prefetto della città per assegnare loro il pane, il riso e la pasta: sovente doveva lottare in Prefettura, quando questi permessi gli venivano tolti. Egli avrebbe voluto qualcosa di meglio per questi poveri che spesso vedeva, in interminabili file, sotto la pioggia, nel gelo o sotto il sole. La sua preghiera venne esaudita nel 1959: un signore si offerse di edificare un ambiente accogliente nell'ultimo pezzo di terreno rimasto al convento. Il 20 dicembre 1959 la casa, con tutti i servizi di cucina, dispensa e altro, per un totale di 150 posti, chiamata l'Opera di San Francesco, venne inaugurata solennemente dal cardinale Giovanni Battista Montini (il futuro papa Paolo VI). Lì, fino al 1979, fra Cecilio profuse il meglio di sé nella carità, e servendo con giornate intensissime di preghiera al mattino presto e di lavoro fino a sera, per poi finire davanti al tabernacolo a intercedere per i bisogni della città. In questa missione di amore consumò tutte le sue energie. Nel 1969 ricevette la Medaglia d'argento del Comune di Milano e nel 1973 la Medaglia d'oro della Provincia di Milano.
A partire dal 1979, spesso soggetto a frequenti malattie delle vie respiratorie, il suo cuore divenne fragile. Allora si concentrò sulla carità spirituale. Una moltitudine di gente veniva a parlare con lui, raccontandogli le proprie tribolazioni. Egli, sempre accanto alla sua Madonnina, con schiettezza e semplicità, diffondeva pace e consolazione; si narrano anche grazie e miracoli.
Il 19 ottobre 1982 venne portato a Bergamo nell'infermeria dei frati. Altre volte vi era stato, ma poi si era ripreso. Accoglieva ancora molte persone. Pregava sempre e pregando serenamente si spense il 10 aprile 1984, all'età di 98 anni. Dopo i solenni funerali a Milano, fu sepolto nel cimitero maggiore; però, dal 31 gennaio 1989, riposa nella sua chiesa di Monforte, accanto alla sua Opera. Egli ha lasciato un suo Diario spirituale, scritto per ordine dei suoi confessori: in parte è già stato pubblicato e rivela splendidamente, anche se con linguaggio semplice e indotto, la sua grande anima di apostolo, di innamorato dell'Eucarestia, di servo dei poveri e testimone del carisma francescano. La fama di santità spinse la diocesi di Milano - seguita a quel tempo dal cardinale Carlo Maria Martini - ad iniziare il processo informativo il 27 settembre 1993. Il Nulla Osta da parte della Santa Sede fu emesso il 1 luglio 1993 e il processo si concluse solennemente il 10 aprile 1995. Il decreto di validità venne emesso il 22 marzo 1996. La Positio super Virtutibus è alle stampe.
Attualmente fra Cecilio Maria da Costa Serina è Servo di Dio.
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]