Angelico da None (1875-1953)
Matteo Pittavino (Angelico in religione) nacque a None (Torino), il 28 maggio 1875, primo di otto figli. I suoi genitori, Andrea Pittavino e Francesca Valentino, erano agricoltori. Educato cristianamente, fu un ragazzo di spiccata intelligenza e diligenza, sebbene vivacissimo e di temperamento incline all'impulsività.
La sua vocazione religiosa fu contrastata dal padre che gli rispondeva: "Prete sì ma frate no!". Quindi, a 15 anni, indossò la talare nel Seminario Maggiore di Chieri; ma dopo la morte del padre, il 2 ottobre 1892, vestì l'abito dei cappuccini nel noviziato di Racconigi, venendo ordinato sacerdote il 18 dicembre 1897. Per 15 anni fu professore di teologia. Nominato ministro provinciale dei cappuccini del Piemonte a soli 33 anni, cercò con l'esempio e la parola di ridare rilancio alla vita francescana di preghiera, povertà e ardore apostolico.
Nel 1914 poté finalmente realizzare il suo sogno di vita missionaria, mai dimenticato, che lo aveva portato tra i cappuccini e così fu per quasi 30 anni missionario in Eritrea e in Etiopia. In Eritrea, a Cheren, tra i popoli Bileni, visse il periodo aureo della sua attività apostolica. Amò teneramente i nativi e ne ebbe il loro amore imperituro, facendosi uno di loro, adattandosi ai loro cibi, riposando su di una stuoia, camminando sempre a piedi nudi. Come rettore del seminario di Cheren portò il numero dei seminaristi da 2 a 60, formandoli culturalmente e spiritualmente, perché fossero gli apostoli della loro gente. Ogni sabato e domenica mandava a due a due i seminaristi nei villaggi ad insegnare il catechismo. Per facilitare la cultura dei seminaristi scrisse trattati di teologia dogmatica, di morale e di filosofia. Disseminò la zona di cappelle, fondò stazioni missionarie.
Con la cura degli infermi, le scuole, le frequenti visite ai villaggi, fatte da lui e dai seminaristi, riuscì a portare alla fede cattolica oltre 6.000 Bileni. Durante un'epidemia ("spagnola") e la susseguente carestia, nel 1919-1921, compì veri eroismi di abnegazione e la sua fede seppe ottenere dal Cielo aiuti insperati.
Passato nel 1937 in Etiopia, fu per un anno vicario generale ad Harar e insegnante nel seminario; quindi fu vice-superiore alla pro-cattedrale in Addis Abeba, dove continuò a farsi tutto a tutti, italiani ed etiopi, tanto da essere chiamato "frate tuttofare!".
Internato, per le vicissitudini belliche, nel campo di concentramento di Manderà (Somaliland - Corno d'Africa), continuò a dare aiuto e conforto ai compagni di prigionia e nonostante il clima torrido continuò a portare il suo pesante saio cappuccino. Scrisse poi che il suo spirito mai aveva goduto di tanta pace e serenità come allora. Espulso dall'Etiopia insieme con gli altri missionari, ritornò in Italia nel 1943 e si ritirò nel convento di Bra (Cuneo) dove rimase fino alla morte; lì trascorreva il suo tempo nella preghiera, nel ministero della predicazione e del confessionale.
Dopo mesi di grandi sofferenze, spirava santamente a Bra il 15 gennaio 1933. Dal giugno del 1978 la sua salma riposa nella chiesa dei cappuccini di Santa Maria degli Angeli in Bra. Il Processo sulla vita, virtù e fama di santità fu introdotto ed elaborato a Torino e ad Asmara negli anni 1966-1976. Il Nulla Osta da parte della Santa Sede per l'introduzione della Causa fu emesso il 19 giugno 1982. Nel 1985 fu nominato il Relatore e nel 1987 è stata consegnata alla Congregazione la Positio super Virtutibus. Il 7 marzo 1992 è stato pubblicato il Decreto sull'eroicità delle Virtù. Si attende il Miracolo.
Attualmente padre Angelico da None è Venerabile.
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]