Angela Maria Astorch (1592-1665)
- Girolama Maria Agnese (Angela) nasce il 1° settembre 1592 a Barcellona;
- Il 16 settembre 1603 entra nel monastero delle cappuccine iniziato da Angela Serafina Prat e attende cinque anni come aspirante, essendo ancora troppo giovane;
- Il 7 settembre 1608 inizia il vero noviziato e l'8 settembre fa la professione religiosa;
- Il 9 maggio 1614, con l'incarico di maestra delle novizie, fonda un nuovo monastero a Saragozza;
- Nel 1624 diventa vicaria e tre anni dopo abbadessa;
- Il 2 giugno 1645, con altre quattro suore, fonda un nuovo monastero a Murcia, intitolato alla "Esaltazione del Santissimo Sacramento";
- Deve affrontare l'emergenza di frequenti inondazioni al nuovo monastero, specie nel 1651 e 1653;
- La beata Angela rimane abbadessa fino al 1661. Non potendo più assumere incarichi di responsabilità, si dedica totalmente alla contemplazione;
- Nel 1665, il 2 dicembre, a 75 anni di età, accoglie la morte cantando il "Pange lingua";
- Aperto subito il processo e ripreso nel 1688, le sue spoglie rimaste incorrotte vengono poi profanate durante la guerra civile spagnola del 1936-1939: ora sono conservate nel nuovo monastero di Murcia;
- Giovanni Paolo II il 23 maggio 1982 l'ha dichiarata Beata;
- Ricorrenza il 2 dicembre.
Non trovando parole per dichiarare le grazie che il Signore mi comunica, mi servo di somiglianze e di passi della Scrittura, giacché trovandomi immersa nella mia profondità, non è la Scrittura che conta, ma soltanto l'Autore di essa e la mia anima, tutta concentrata in Lui. Vorrei essere una grande santa per ottenere da Dio la conversione dei cuori e far sì che in tutti si facesse sentire il frutto del suo sangue. Vorrei non riservare per me le grazie e i doni di Dio, ma condividere con i fratelli quanto io ricevo, così da sedere con tutti alla mensa delle divine grazie. Amo tanto tutti!
[ beata Angela Maria Astorch ]
Girolama Maria Agnese, nata il primo settembre 1592 a Barcellona, era l'ultima dei quattro figli che don Cristoforo Astorch e donna Caterina ebbero dal loro matrimonio e non fece a tempo a conoscere la madre la quale morì dieci mesi dopo.
Affidata ad una nutrice, all'età di cinque o sei anni, rimase ben presto orfana anche del padre. La sorella Isabella seguiva il gruppo delle giovani attratte dalla spiritualità di Angela Serafina Prat. Anche la piccola Girolama fu presto legata a questa vicenda delle cappuccine. Ancor più quando, settenne, per aver mangiato mandorle amare, era rimasta come morta; si stava già provvedendo alla sua sepoltura, se non fosse intervenuta madre Serafina che in un'estasi la fece ritornare in vita, tanto da far scrivere alla stessa Girolama: "La mia fanciullezza finì a sette anni; in seguito fui già donna di giudizio e assai accorta, paziente, misurata, silenziosa e veritiera".
A nove anni i suoi tutori la fecero studiare. Imparò a leggere, a scrivere, ad eseguire lavori femminili. Comparve in lei una vera passione per i libri, specie per quelli in latino, tanto da riempire d'ammirazione il suo maestro. Perciò si facevano brillanti progetti per il suo futuro ma lei, desiderosa di seguire l'esempio della sorella, chiese di entrare in monastero. Dopo alcune perplessità dei parenti, vista la sua maturità superiore alla sua età di undici anni, poté realizzare il suo desiderio. Il 16 settembre 1603 varcò la soglia della clausura, portando con sé i sei volumi del breviario in latino che sapeva leggere perfettamente. Nella vestizione ricevette il nome di Maria Angela. Un esperto confessore, Martino García, che aveva vissuto da eremita per dieci anni, l'accompagnò nel cammino spirituale. Essa cercava di imitare la fondatrice Angela Serafina Prat e la sorella Isabella. La madre maestra, suor Vittoria Fábregas era rigida e la trattava con metodi spartani. Il suo amore per i libri latini, superiore alla sua età, fece temere per l'umiltà della novizia che dovette rassegnarsi a non usare più libri latini; ma il latino gli sbocciava dalle labbra e con una conoscenza della Sacra Scrittura, dei santi padri e del breviario, tali da convincere poi dei teologi e qualche vescovo che si trattava di scienza infusa.
La "bambina della casa" dovette passare cinque anni come aspirante, ma in regime di noviziato. Il 7 settembre 1608 iniziò il vero noviziato, sotto la direzione discreta e volutamente distaccata della sorella come maestra. Non mancarono afflizioni e tentazioni. Per la sua cultura superiore doveva svolgere il ruolo di "maestrina" delle compagne di noviziato. L'8 settembre 1609 fece la professione nelle mani di suor Caterina de Lara, succeduta alla fondatrice morta l'anno precedente, continuando il suo cammino spirituale per altri cinque anni.
Intanto la nuova congregazione cappuccina si espandeva con vivacità. La madre Angela Maria con altre cinque suore furono inviate a fondare un convento a Saragozza, destinato a diventare un centro d'irradiazione delle clarisse cappuccine in Spagna. Il 19 maggio 1614, questo drappello di suore partì alla volta di Saragozza. Suor Maria Angela aveva l'incarico di maestra delle novizie e di segretaria; ma le costò assai separarsi dalla sorella che sarebbe morta due anni dopo a soli 36 anni di età. Il viaggio fu disastroso: carro e cavalli si ribaltarono. Nel nuovo monastero di nostra Signora degli Angeli, Maria Angela divenne formatrice di una generazione di cappuccine.
Nel 1624 divenne vicaria e tre anni dopo abbadessa. Ma rimase sempre "correttrice di coro", cioè responsabile dell'esattezza delle cerimonie e della dignità della recita del breviario. All'inizio del suo ufficio di abbadessa ottenne da papa Urbano VIII l'approvazione delle costituzioni delle cappuccine spagnole. Consapevole dell'importanza della conoscenza della regola per la santificazione di ogni istituto religioso, insisteva perché le sue suore la studiassero continuamente e nel suo monastero si leggeva pubblicamente in refettorio all'inizio d'ogni mese, perché anche le analfabete la potessero imparare. Nelle conferenze spirituali parlava così bene e con tale unzione che un vescovo giunse a rammaricarsi che non fosse... sacerdote. Una madre che non si risparmiava: pronta a tutti i lavori, in cucina, lavanderia, infermeria, orto. A chi le domandava perché lo facesse, rispondeva: "Perché per voi darei persino la vita".
Condivideva con i poveri elemosine del monastero e soccorreva generosamente i bisognosi con quel poco che aveva. Quando Saragozza venne invasa da fuggitivi cenciosi, provenienti dalla Catalogna in ribellione, distribuì ad alcune povere mendiche i vestiti che le novizie avevano portati dal secolo. La sua spiritualità divenne ancor più profonda, una spiritualità tutta biblica e liturgica. Tutti i misteri di Cristo e di Maria, gli angeli e santi trovavano risonanze profonde nel suo cuore, con visioni e illuminazioni superne.
Ai santi si rivolgeva con grande familiarità. Tra essi ne privilegiava dodici che chiamava il suo "concistoro" celeste, come maestri e avvocati per le virtù e le stesse necessità concrete: san Giovanni Evangelista, modello nell'amore, san Francesco d'Assisi nella perfetta fedeltà alla regola, san Benedetto nella purezza, la sua madre santa Chiara in tutte le perfezioni. Il breviario ispirava e inquadrava in forma progressiva la sua vita interiore: "Mi succede spessissimo - scriveva nel 1642 - che, nel cantare i salmi, il Signore mi comunica, per effetti interiori, quello stesso che sto cantando, in modo che posso dire che veramente canto i sentimenti interni del mio spirito e non la lettera dei salmi. Mi pareva che il Signore si fosse costituito mio maestro e dichiaratore di quanto dicevo e cantavo, rendendomi capace delle infinite verità della Sacra Scrittura".
Nel monastero di Saragozza dimorò una trentina d'anni. La comunità era cresciuta in numero e qualità e ormai lo spazio era insufficiente. Il desiderio di Angela di propagare l'Ordine venne realizzato in seguito a un fattaccio sacrilego successo a Barcellona da parte delle truppe di Luigi XIV che avevano profanato alcune chiese. Un pio canonico, Alessio de Boxadós, pensò di erigere un monastero di clarisse col titolo riparatorio "Esaltazione del Santissimo Sacramento" e si mise in contatto con le cappuccine. Il 2 giugno 1645, con il canonico, cinque suore guidate dalla madre Angela Astorch si misero in viaggio alla volta di Murcia. Anche stavolta il viaggio fu disastroso: il cocchiere, per un colpo di sonno, cadde sotto le ruote del carro. Solo la fede delle suore lo fece rinvenire e così proseguirono. Una solenne processione inaugurò il nuovo monastero di Murcia intitolato al Santissimo Sacramento, in armonia con i sentimenti della beata Angela la quale nell'Eucarestia vedeva ricapitolata tutta la cristologia e riuscì a introdurre la pratica della comunione quotidiana tra le sue religiose.
Il monastero divenne centro di spiritualità. Durante la peste che imperversò nel 1648 le religiose furono risparmiate, come pure furono preservate dalle periodiche inondazioni del fiume Segura nel 1651, anche se il monastero ebbe molto a soffrire. Le suore dovettero rifugiarsi in montagna per 13 mesi, in una residenza estiva dei gesuiti, in attesa che il monastero fosse restaurato. Rientrate il 22 settembre 1652, un anno dopo dovevano di nuovo ritornare alla residenza di montagna a causa di una nuova inondazione. Qui un'accusa infamatoria, propalata da una donnaccia, mise a dura prova la beata; ma la sua innocenza venne presto conosciuta.
Tornata finalmente al suo monastero essa continuò il suo ufficio di abbadessa fino al 1661. Entrando nei suoi 70 anni avrebbe voluto ritirarsi tutta "sola con il Solo". Ottenne la grazia di diventare inabile al disimpegno dei lavori e così poté darsi totalmente alla vita contemplativa. A metà novembre 1665, in seguito ad alcuni attacchi epilettici, ricuperò la memoria e l'intelligenza. Ma era la fine. Si sentiva in croce. Cantava qualche volta il "Pange lingua", in attesa del suo "Sposo di sangue" che infatti giunse a prenderla il 2 dicembre 1665 all'età di 75 anni.
Tre anni dopo venne aperto il processo ordinario nella diocesi di Cartagena-Murcia. Dopo un lungo silenzio, venne ripreso nel 1688 e portato avanti fino ai tempi nostri. Il suo corpo rimasto sempre incorrotto, profanato durante la guerra civile spagnola del 1936-1939, è ora conservato nel nuovo monastero di Murcia. Giovanni Paolo II, il 23 maggio 1982, ha dichiarata beata Angela Astorch. Chi vuol conoscere la sua esperienza mistica potrà leggere i suoi scritti meravigliosi, assai moderni nello stile, gradevolissimi, ora pubblicati in un volume da L. Iriarte, Mi camino interior. Relatos autobiográficos - Cuentas de espíritu - Opúsculos espirituales - Cartas (Madrid 1985), tanto che può a giusto titolo essere considerata uno degli anelli più importanti nella storia delle devozioni a Gesù Bambino, al Sacro Cuore, all'Eucarestia, alla Passione e a Cristo Buon Pastore, da cui deriva il culto mariano, tutto cappuccino, della "Divina Pastora".
[ Convento dei Frati Minori Francescani Cappuccini di Varazze - 2012 ]