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Santa Chiara d'Assisi


rancesco, l'irrequieto figlio di Bernardone, aveva messo sottosopra la quieta vita di Assisi con la sua improvvisa conversione, con quella sua scelta di vita radicale ed inquietante sui binari della più fedele sequela del Cristo del vangelo.
Più di un coetaneo ne era stato messo in crisi, e aveva poi deciso di raggiungere l'ex compagno di baldorie per seguirlo nell'avventura della povertà e dell'amore.

La testimonianza di Francesco aveva colpito anche una bellissima giovane d'Assisi, diciottenne, di nobile casato che abitava in una severa casa-fortezza in piazza San Ruffino. Era Chiara degli Offredduzzi. Nel suo cuore fece presto breccia il desiderio di imitare l'esempio di Francesco. I due giovani si incontrarono più volte, prima nella chiesetta di San Damiano e poi giù sulla piana di Assisi, a Santa Maria degli Angeli. E da ogni incontro Chiara usciva rafforzata nel suo proposito di incontrare Dio seguendo gli erti sentieri della povertà. Il proposito un giorno si fece scelta, decisione. Anche contro la volontà dei familiari i quali conosciuto il suo disegno, si stavano attrezzando per impedirle con ogni mezzo di realizzarlo.

Santa Chiara Ma Chiara, d'accordo con Francesco, la notte del 18 marzo 1212 eluse la sorveglianza dei fratelli, che montavano la guardia alle porte di casa, e attraverso la porticina per la quale si usava allora fare uscire le bare dei defunti, fuggì e raggiunse Santa Maria degli Angeli dove Francesco e compagni l'attendevano. Chiara s'inginocchiò davanti all'altare. Francesco le tagliò i lunghi capelli biondi e le fece indossare un ruvido saio, stretto ai fianchi da un cingolo di corda. Così trasformata, la giovane promise a Dio di vivere in obbedienza, castità e povertà.

Quella stessa notte Francesco e i suoi compagni condussero Chiara nel monastero delle benedettine di San Paolo, per sottrarla alle ire dei fratelli e dello zio Monaldo che più degli altri era infastidito da quella "sciagurata" scelta della nipote. L'indomani infatti, armati di tutto punto, gli Offredduzzi bussavano alle porte del monastero pretendendo che la giovane fosse loro restituita. Si racconta che, ai decisi dinieghi della badessa, gli Offredduzzi abbiano risposto invadendo il monastero e raggiungendo Chiara che li attendeva aggrappata all'altare. Un fratello si avvicinò a lei e nel tentativo di strapparla da lì, le tolse il velo mettendo in luce la sua testa rasata a zero. Quella vista inattesa, in qualche modo ributtante, segno comunque dell'invincibile volontà della sorella, convinse gli assalitori a desistere per sempre dai loro propositi.

Chiara, dal monastero di San Paolo venne poi trasferita nel piccolo e poverissimo convento di San Damiano nel quale rimase fino alla morte, realizzando nel modo più esemplare e deciso l'ideale di povertà. Dormiva adagiata su un mucchio di frasche secche, e per guanciale usava un tronco d'albero. Sotto la ruvida tunica portava sempre un cilicio acuminato che le torturava la carne. Per cibo si accontentava di tozzi di pane ricevuti in elemosina. Nel povero convento, Chiara non fu per molto sola. Assai presto donne di Assisi bussarono alla sua porta chiedendo di condividerne la vita. E fra queste la madre e la sorella Beatrice. Insieme posero le fondamenta del Secondo ordine francescano che dal nome della fondatrice si chiamò poi delle Clarisse.

Per potersi uniformare al ritmo spirituale di Francesco, le seguaci di Chiara ottennero il "privilegio" di vivere nella più assoluta e sconvolgente povertà. A questo proposito si narra che un giorno il papa, andato a far visita alle povere dame di San Damiano, trovò fra loro tanta povertà che ne rimase sconvolto. Propose allora a Chiara di dispensarla dall'obbligo della povertà e di assolverla da quel punto della regola. Ma Chiara fu irremovibile: "Santo padre, - supplicò - assolvetemi dai miei peccati, ma non dal voto di povertà".

Francesco faceva assai di rado visita a Chiara e consorelle, proprio per mantenerle in uno spirito di assoluto distacco da tutto. Anche questa è povertà. Tuttavia qualche volta ci andava. Ed una delicata leggenda riporta l'epilogo di una di quelle visite, per testimoniare quanto, nonostante tutto, esse fossero gradite, desiderate. Era inverno e Chiara s'era inginocchiata sulla neve per chiedere a Francesco la benedizione di addio, disposta anche ad accettare che quella fosse l'ultima visita. Tuttavia, il suo umanissimo desiderio di rivedere ancora il suo amato padre ad un certo punto prevalse. Ed allora chiese: "Padre, quando ci rivedremo?". "Quando fioriranno le rose" rispose Francesco intendendo così allontanare nel tempo il più possibile il loro prossimo incontro. Ma ecco Chiara richiamarlo: "Padre, guardate". I cespugli intorno a loro, prima brulli, s'erano trasformati in un roseto di corolle fiammanti.

Di un'altra visita, invece, c'è vivida memoria storica. Francesco, malconcio in salute e prossimo a morire (era il 1225), di ritorno ad Assisi da un viaggio, aveva chiesto a Chiara di essere ospitato per qualche tempo nel monastero. Chiara lo accolse, e per non infrangere la regola della clausura lo ospitò nel giardino in una capannuccia di foglie. Fu lì che Francesco, ispirato da Chiara, dolce e limpida creatura, compose lo stupendo inno di ringraziamento e lode al Creatore: il Cantico di frate sole.

Quando Francesco, l'anno seguente, morì, Chiara ottenne che la sua salma fosse introdotta nella clausura perché le consorelle potessero vederne il volto.

... Chiara visse diciassette anni dopo la morte di Francesco e molti di essi li trascorse nella sofferenza di una lunga malattia. Ma perseverò sino alla fine nel suo attaccamento alla povertà e alla più rigida austerità. Non accettò mai per sé attenuazioni della regola neppure quando la malattia aveva ormai sfibrato il suo corpo. Si spense la mattina dell'11 agosto 1253. Poco prima che la morte la cogliesse, era giunto da lei un messo di papa Innocenzo IV recante il decreto di approvazione della regola, tutta incentrata sulla più severa povertà. Quel documento Chiara lo aveva tanto atteso, e morì stringendolo sul petto, suggello di una vita vissuta tutta per il Signore.


[ Cfr. Vita dei Santi, P. Lazzarin - Edizioni Messaggero, Padova - 1987 ]

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