Testimonianza di volontariato in Albania

Cari amici, sono da poco tornato da una breve esperienza di volontariato in Albania presso la "Casa Famiglia San Raffaele" della Comunità Giovanni XXIII a Scutari.

Ero partito il 25 giugno scorso carico di entusiasmo, perchè disposto in cuor mio a mettermi al servizio degli altri. Partito da Varazze, in circa quattro ore sono arrivato a Tirana, con un po' di ritardo e qui c'erano ad aspettarmi pazientemente il "nonno" Paolo ed Elton, un vivace ragazzino accolto nella famiglia di cui Simone e Violza sono il "babbo" e la "mamma".
Da Tirana a Scutari un'altra buon'ora di auto, su una strada ancora in costruzione, dato che andando verso il nord - penso la parte più povera dell'Albania -, le infrastrutture procedono a rilento se non interessa a qualche politico. Ci sono tanti campi coltivati e contadini che vendono i loro prodotti a lato della strada, al riparo per un poco d'ombra nella calura estiva.

Entrando in Scutari, ho avuto l'impressione di essere in una città del dopoguerra, con palazzi in costruzione, altri fatti con materiale diverso e neanche intonacati, negozi belli in strade sterrate o in posti ristretti nei quali non so come facciano a lavorare le persone, veicoli che da noi sono da demolizione ed anche grossi "Mercedes" che forse indicavano persone più agiate, carretti trainati da cavallo e tante biciclette, motorini vecchio stile e pochissimi scooter. Comunque, a prima vista, non è stato semplice darmi delle spiegazioni di ciò che vedevo ed ancora adesso ci penso.

Arrivato a destinazione dopo i primi saluti, io e Marco (un'altro volontario arrivato in giornata) ci siamo sistemati nelle camerette ed in poco tempo il sonno ha preso il sopravvento per risvegliarci al mattino al canto dei galli e l'abbaiare dei cani. Ci siamo ritrovati per la colazione e qui ho conosciuto tutti i membri della famiglia: Simone, Violza, Paolo ed i bambini Agata, Alice, Andrea, Alessandra, Angela, Cimie, Ela, Elton, Reini, le ragazze più grandi Marinella, Cristina, Donika, Marianna, Elona ed un ragazzo affetto dalla sindrome di Down di nome Gasper. La famiglia, poi, ha accolto una bambina portata dalle suore di Madre Teresa di nome Marinela. Situazioni di difficoltà o disagio familiare che l'amore della "casa famiglia" tende a portare alla normalità, con le sue regole e la pazienza, accolti da piccoli ed accompagnati nel corso degli anni, sino a raggiungere quella maturità per tanti bambini negata.

Le situazioni di handicap vengono di solito nascoste per vergogna ed ignoranza per cui se ne viene a conoscenza visitando le famiglie nei villaggi. Nella semplicità del servizio fatto, in pratica, mi sono dedicato ai bambini nei compiti quotidiani, ringrazio sempre il Signore dell'Amore che Lui ha per me e credo di aver trasmesso a loro con gioia nei disegni, nei giochi, nei compiti e nella preghiera quotidiana.

Alla casa ogni tanto arrivavano dei volontari chiamati "Caschi Bianchi" che accompagnavano ragazzi "sotto vendetta" i quali, a causa del "Kanun", devono vivere come segregati in casa propria. Si tratta di una vecchia legge nata anticamente per "regolare" la vita sociale dei villaggi, per cui chi subisce un torto può rivalersi sui membri maschi della famiglia avversaria e questi devono vivere in casa per non correre rischi... ma questo porta a conseguenze fisiche e psicologiche distruttive per i più giovani. Quindi, vengono aiutati per proseguire con lo studio, l'uso del computer e lo svago, per garantire loro una crescita "normale" ed insegnare la cultura del perdono in entrambe le famiglie. Con Valentina, un "casco bianco" ed ospite della casa, Laura ed Elisa, siamo andati a Tirana per incontrare Benny, responsabile della casa accoglienza per i "senza dimora", per fare un giro in alcune zone in cerca di poveri senza casa; però, era già d'accordo con alcuni di essi per ritrovarsi in un posto prestabilito e così, dopo averli fatti salire sui furgoni, siamo andati alla "casa Betlemme" dove, dopo che hanno fatto una doccia, abbiamo cenato assieme e trascorso la serata in compagnia. Chi giocava a Backgammon, chi guardava la TV, chi raccontava alcuni fatti della sua vita e comunque persone tranquille, pulite e cordiali, "vere persone". Ho fatto anche una partita a scacchi, ma dopo tre minuti mi ha dato scacco matto con risata generale.

Mi sono venuti in mente quanti sono nelle stesse condizioni in Italia e quanto c'è bisogno di volontariato, ma per l'Amore di Dio non ci sono confini e quale gioia questi semi sparsi per il mondo, segno non della nostra volontà, ma di una chiamata. In questo tempo non sono diventato migliore degli altri, ma sicuramente più coraggioso nell'affrontare situazioni di emarginazione con l'aiuto dei fratelli: vivere un'esperienza non è come vederla in TV se poi non mi tocca il cuore e non agisco. Tanti sono al servizio ma certo, fa sempre più rumore una cattiva notizia che ti lascia nel pietismo "...Oh! Poveretti!", piuttosto che il rimboccarsi le maniche come fanno migliaia di volontari in tutto il mondo. Come al solito, poi, i governi tagliano dove non c'è rendita per loro e questo sicuramente non favorisce uno sviluppo sociale e penso che in ogni caso ci dobbiamo chiedere: "Signore, cosa vuoi che io faccia?".

Un caro saluto di pace e bene a tutti e un abbraccio fraterno.
Ubaldo

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